Presentazione del film “Fuocoammare”

Dr.ssa Elisa Casini

Psicoterapeuta dell’Associazione KAIROS di Arezzo

Perché Cinema e Psicoanalisi sono legate?

Il Cinema è uno degli strumenti più potenti per attivare il nostro immaginario: nella visione di un film lo spettatore può identificarsi con i personaggi e la loro storia, coinvolgersi emotivamente e riflettere su se stesso e sulla società.

Capita talvolta di pensare a un film alcuni giorni dopo averlo visto: quel film ha toccato la nostra emotività e promosso un processo di elaborazione sul tema trattato ma anche su qualcosa di personale che ha evocato nella nostra mente.

La formazione psicoanalitica e la passione per il cinema possono lavorare in sinergia per aiutare sia gli adulti sia i giovani nel difficile compito di conoscere se stessi. Il cinema può infatti essere utilizzato come uno strumento per pensare nella formazione, nella prevenzione e nei laboratori terapeutici.2d52a8498151483f3ba3e61cc9fb3cb1_XL

“Fuocoammare” è un film-documentario di Gianfranco Rosi che tratta uno dei problemi sociali più importanti: lo sbarco dei migranti a Lampedusa.

A differenza dei servizi giornalistici che siamo abituati a vedere in tv, questo film non vuole scioccare ma solo documentare in modo autentico ciò che accade a Lampedusa, lasciando allo spettatore la possibilità di pensare ed elaborare un’interpretazione soggettiva dei fatti filmati.

Il regista ha vissuto un anno a Lampedusa per immergersi in questa realtà che ha voluto raccontare soprattutto attraverso gli occhi di Samuele, un ragazzino di dodici anni, che ha un atteggiamento spensierato e una vivace immaginazione: fischietta, tira con la fionda, spara col suo mitra immaginario verso il cielo. Samuele ha un occhio pigro, studia veloce veloce e soffre di mal di mare anche se su quest’isola sono tutti marinai. Anche il padre e il nonno di Samuele sono pescatori ma lui preferisce i giochi di terra e sogna che quello non sarà il suo destino.

In “Fuocoammare” s’intrecciano due temi: da una parte ci sono gli abitanti dell’isola, con la loro quotidianità scandita dal lavoro della pesca e dalla vita di famiglia. Dall’altra parte ci sono i profughi, vittime non semplicemente di guerra, ma soprattutto di sogni e desideri: migliaia e migliaia di persone sopravvissute a fatica, provenienti da diverse parti del mondo, tutte guidate dal sogno di una vita migliore. E poi insieme a questi “vivi” ci sono i profughi che non ce l’hanno fatta; i morti chiusi nei sacchi neri rimasti sul fondo del mare.

Questo contrasto ci fa interrogare su come sia possibile per gli isolani sopravvivere all’orrore dei morti in mare e degli sbarchi disperati dei migranti: gli adulti sembrano usare lo schematismo della loro quotidianità per arginare l’impotenza e il dolore perché, come sottolinea il medico dell’isola,

Pietro Bartolo, è impensabile abituarsi ed osservare passivamente questi fatti. Ma sono soprattutto i giovani dell’isola, e tra loro il protagonista Samuele, a sperimentare la fatica di crescere per costruire la loro vita in un luogo dove la morte e la disperazione talvolta hanno il sopravvento. Il suo occhio pigro sembra quindi la metafora di qualcosa che non può essere visto fino in fondo da un ragazzino perché troppo duro, troppo difficile da capire. Così come la sua paura del mare rivela la morte che in quelle acque pervade. Eppure Samuele ci sorprende, ci fa vedere le grandi potenzialità della mente adolescente: nonostante tutto egli è capace di usare la sua fervida immaginazione per difendersi dalla grande sofferenza che impregna l’isola e continua a sognare.

In conclusione, questo film ci fa riflettere su una tragedia dei nostri tempi ma trasmette un messaggio di grande speranza e umanità: grazie a Samuele e al suo ‘occhio pigro’ ci viene ricordato di quante poche diottrie sia dotato lo sguardo di un’Europa incapace di affrontare il fenomeno della migrazione e di come, proprio gli abitanti di Lampedusa, che potrebbero sentirsi invasi da questo fenomeno, siano i primi a mostrare vicinanza emotiva ai migranti. In fondo, migranti e isolani sono entrambi vittime di un problema non è visto.

BUONA VISIONE

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Presentazione del film “Remember”

Dr.ssa Valentina Badiali

Psicoterapeuta dell’Associazione KAIROS di Arezzo

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L’associazione Kairos in collaborazione con le Officine della Cultura propone una lettura dinamica di alcune pellicole proiettate al cinema Eden Arezzo.

Stasera cercerò di offrire degli spunti di riflessione dinamici, in modo sintetico, prima della proiezione del film “Remember”.

La proiezione di stasera può aprire un pensiero su:

lo sdoppiamento di un unico personaggio-uomo in due personaggi, che tendono nel corso di tutta la pellicola a ricomporsi, anche violentemente calamitati fra desiderio di separazione e adesività. Zev e Max sembrano incarnare un Inconscio e un Io che percorrono il tema della vendetta alla ricerca di una improbabile ricomposizione quieta delle parti del sé , delle parti della storia e della loro posizione nella mente del regista. Sul tema della malattia senile, della malattia della mente che si incontra più volte con il ritorno a stadi subliminali e primordiali della mente, che compaiono registicamente in suoni, rumori come “impronte” di un non verbale e visivo potentemente evocante, che potrebbe essere letto come rimozione di parti del sé, come malattia funzionale all’equilibrio base del personaggio;

Potremmo riflettere anche sull’immobilità dell’Io, incarnata dal personaggio di Max, che elabora e pianifica ma non può muoversi senza la forza dell’Es, incarnata da Zev;sulla percezione quasi sensoriale della mente, quasi strutturata a puzzle, a labirinto, dove rimane disatteso il desiderio di coerenza, di comprensione razionale e equilibrio emotivo e dove non si può fra frustrazione e desiderio di essere appagati, che perdersi;

sulla rivelazione, che se nel film assume un significato per la storia nella mente, incarna, forse, anche una rivelazione del senso di sé e una negazione al tempo stesso dello stesso senso di sé.

Sul ritorno del narcisismo nella fase senile, incarnato da Zev, il personaggio dell’azione e della negazione al tempo stesso del film, che viene ucciso dal violento atto di ricomposizione della mente, in agguato in tutta la pellicola, che si esprime con le sue molteplici e discontinue fratture emotive, sollecitate da stravolgimenti delle percezioni e repentini passaggi ambigui fra il piano della realtà e il piano della realtà nella mente.

L’ultimo spunto che vorrei offrire mi pare più essere un messaggio. Il messaggio estrapolabile da alcuni passaggi in cui compare il rapporto con la musica come segno della memoria perduta di un passato, mi pare essere l’incorruttibilità dell’arte al cospetto delle vicende umane. Spero di avervi offerto degli spunti utili al pensiero e al vissuto emotivo che il film genererà in voi. Vi ringrazio per l’ascolto e Vi auguro una buona visione.